LIS - Lingua dei Segni Italiana

 

  La lingua dei segni italiana (LIS) è una lingua naturale che utilizza la modalità visivo-gestuale in sostituzione della modalità acustico-vocale comunemente utilizzata nella comunicazione linguistica, e non va confusa con l’alfabeto manuale. La LIS non ha una forma scritta, è una lingua di scambio dialogico utilizzata dalla comunità Sorda in Italia.
Essa ha una struttura assai diversa dalla lingua italiana (parlata) dato che, nel corso della storia, sordi ed udenti non sono stati molto in contatto.

Ad esempio la maggior parte dei segnanti produce frasi con ordine dei segni SOV ( Soggetto - Oggetto - Verbo ) mentre i parlanti di italiano usano un ordine di parole SVO ( Soggetto - Verbo - Oggetto ).

Molti verbi della lingua italiana dei segni, inoltre, concordano anche con l’oggetto (proprietà riscontrata anche nelle lingue parlate, ad esempio nel Basco) mentre in italiano i verbi concordano solamente con il soggetto.

La lingua dei segni italiana, come le altre lingue segnate, non è dunque una pantomima con segni prodotti a caso come molte persone pensano, bensì è una lingua vera e propria con una sua grammatica che però è molto diversa da quella dell’italiano parlato.

Bi-modale:

 

 si utilizza l’italiano segnato (IS): la parola vocale è accompagnata dal segno corrispondente, pur lasciando inalterata la struttura della lingua verbale. ‘Bimodale’ significa doppia modalità e infatti nella metodologia bimodale vengono utilizzate la modalità acustico-verbale, poiché si parla, e la modalità visivo-gestuale, perché si segna, ma un’unica lingua: l’italiano.
Oltre all’italiano segnato, nel metodo bimodale si può far uso dell’italiano segnato esatto (ISE): si utilizzano cioè, per tutte quelle parti del discorso a cui non corrispondono dei segni (articoli, preposizioni, plurale dei nomi) gli evidenziatori, cioè dei segni artificiali, e la dattilologia (l’alfabeto manuale).
L’obiettivo del metodo bimodale, comune a metodologie più ‘tradizionali’, è la migliore competenza possibile del bambino sordo nella lingua parlata e scritta.
In pratica, quando si parla con il bambino sordo, si dà un supporto gestuale a tutto quello che viene detto. I segni divengono così una sorta di ‘stampelle’ che il bambino usa quando non è ancora abbastanza padrone del linguaggio verbale, per poter rispettare le stesse tappe evolutive del bambino udente.

Multi-modale:

 

 Il CNR con il suo dipartimento Identità Culturale per mezzo del Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (ISTC)  ha istituito il modulo IC.P02.007.001 che studia l’acquisizione e l’uso della lingua parlata e scritta e della lingua dei segni in un’ottica multi-modale e di confronto interlinguistico. Le tematiche principali sono tre:
1) relazioni fra azioni, gioco simbolico, gesti e parole in comprensione, produzione e imitazione nella prima infanzia; evoluzione del lessico e della morfosintassi in bambini di età prescolare, anche con sviluppo atipico (sordità, Disturbi di Linguaggio, sindrome di Down, sindrome di Williams) e in riferimento a lingue diverse.
2) processi di lettura in bambini, normo-lettori e con dislessia evolutiva, e in adulti, di diversa età e provenienza culturale; ruolo delle conoscenze lessicali, morfo-lessicali e ortografiche e fonologiche in interazione con abilità di lettura, fattori percettivi e attenzionali, modalità di insegnamento, ed età di acquisizione delle parole.
3) lingua visivo-gestuale dei sordi italiani (LIS), in rapporto ad altre lingue vocali e dei segni, al fine di chiarire il ruolo di tratti specifici della modalità nella formazione delle strutture linguistiche; intende anche individuare le condizioni del contesto che facilitano/ostacolano la comunicazione tra sordi e udenti.

 Perchè la lingua dei segni non è universale?

 

 Perchè si basa anche sulla gestualità facciale ed in particolare sul movimento della bocca,  infatti il gesto della mano destra tesa in verticale al lato della bocca ( padre, papà, “babbo”, maschio ) è accompagnata dal movimento della bocca che pronuncia la parola indicata: padre, papà, “babbo”, maschio; se accompagnassimo al gesto un vocabolo corispettivo inglese ( father,  male ), esso non verrebbe compreso.

Inoltre si evvidenzia che anche nella LIS  esiste il dialetto infatti alcuni segni cambiano per esempio in riferimento a “papà” a Trieste si usa segnarlo anche a mano tesa orrizontale con tocco di mento e fronte.

Per maggiori dettagli Link: Dizionario del LIS

Alfabeto manuale

 

Come abbiamo visto in precedenza la LIS associa il significato di una parola ad una modalità visivo-gestuale, mentre l’alfabeto manuale rappresenta i soli singoli caratteri ad un gesto. Un esempio pratico e segnare papà in LIS e segnare P…A…P…A
    

Alfabeto manuale

  

 scarica il pdf dell’alfabeto manuale

Commenti chiusi.

Valid XHTML 1.0 Transitional CSS Valido!