L’assistente alla comunicazione
L’ assistente alla comunicazione è una figura professionale prevista già dalla Legge 104/1992 che ha un profilo che non è ancora definito a livello statale ma che alcune regioni hanno provveduto a formare ( istituendo o finanziando in associazione con altri enti) con dei “corsi di qualifica professionale” con esame teorico e pratico (con commissione esaminatrice costituita da esperti che non hanno tenuto lezioni durante il corso formativo).
Tale figura di fatto si configura più come insegnante che come operatore socio-sanitario ed interviene a sostegno dei sordi nelle scuole. Si pone come ponte comunicativo tra l’alunno sordo, la classe e i docenti con l’obiettivo di eliminare le barriere comunicative, offrire pari opportunità e consentire allo studente sordo di esprimere pienamente le proprie potenzialità.
La comunicazione verbale viene sostituita parzialmente o completamente ( a seconda dei casi) con una comunicazione diversa che può essere gestuale (LIS) , visiva a mezzo di disegni, immagini o figure , o altra forma di espressione a seconda del grado di comprensione dovuto all’ età e alla disabilità.
Per poter avere assegnato un assistente alla comunicazione al proprio figlio l’equipe multidisciplinare del distretto di appartenenza ne deve fare specifica richiesta alla struttura scolastica di appartenenza del bambino, come per altro si fa per l’insegnante di sostegno. Prerequisito fondamentale è una certificazione di invalidità ai sensi della legge 104/92 che ne sancisce il diritto a favore del sordo in età scolare. La scuola a sua volta fa istanza al Comune in quanto tale ente riceve i finaziamenti regionali per tali servizi.
C’è da dire che purtroppo tale figura è poca diffusa nel territorio e per lo più “a macchia di leopardo”. Pertanto richiederla la dove non esistono tali operatori disponibili istintivamente sembrerebbe inutile per il proprio figlio ma altresì utile quale sollecito alle pubbliche amministrazioni ad attivarsi per colmare tale carenza.
Nella nostra Regione (FVG) sono presenti solo nella provincia di Trieste, dove si sono consociati nell’ AMALIS, c’è da dire per altro che il servizio erogato dagli assistenti alla comunicazione è a bilancio della Regione nei fondi per i servizi hai portatori di handicap e di quelli specifici per sordi, e che tali fondi vengono erogati dalla stessa ai Comuni per i servizzi ai disabili. Tornando all’ aspetto normativo a livello statale la “Presidenza del Cosiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari Sociali ” aveva formulato al punto 3.1.3 del suo “Programma di azione del governo per le politiche dell’handicap 2000-2003″ il seguente intento:
<<3.1.3 offerta di opportunità formative e di specializzazione dei docenti che riguardino, in modo precipuo, i diversi bisogni educativi specifici conseguenti le diverse tipologie delle disabilità. In tali percorsi di formazione, affidati a docenti con particolare requisiti e di provata esperienza, devono trovare spazio la puntuale illustrazione e la conseguente utilizzazione dei principali metodi, degli sperimentati approcci riferiti a tali tipologie di deficit: utilizzo del Braille e di ogni altro sussidio per i non vedenti; educazione alla competenza linguistica, lingua dei segni e tecnologie per facilitare la comunicazione dei sordi; percorsi didattici specifici per l’integrazione degli alunni con sindrome di Down, con autismo, con grave disabilità psicofisica; ausili per i disabili motori gravi. Inserimento nella scuola della figura dell’assistente alla comunicazione, del quale andrà definito profilo e percorso formativo;>>
Ad oggi purtroppo per noi genitori di figli sordi è rimasto solo un intendimento.
Segnalo comunque che nella Sezione “Sentenze” di questo sito sono presenti dei pronunciamenti in merito alla “Continuità educativa” e sul “Diritto all’Assistente alla Comunicazione a Scuola” .
