LA LINGUA DEI SEGNI UFFICIALMENTE RICONOSCIUTA IN BOLIVIA: DOVRA’ ESSERE USATA IN TUTTE LE TV E NELLE SCUOLE.
Il Governo boliviano ha approvato un decreto che impone ai canali di televisione la traduzione obbligatoria nella lingua dei segni per i sordi di almeno una delle edizioni giornaliere dei notiziari e di tutti gli eventi importanti a livello nazionale, regionale o locale. Il decreto prevede anche l’inserimento della lingua dei segni nel sistema educativo. Come ha spiegato il ministro per l’Educazione, Roberto Aguilar, i maestri di scuola dovranno apprendere la lingua dei segni per evitare la discriminazione in classe dei bambini e dei giovani sordi.
Grazie al provvedimento, scuole come le due esistenti a La Paz, dove studiano adolescenti sordi, non avranno più ragione di esistere. In passato, i genitori dei ragazzi iscritti a quegli istituti hanno denunciato più volte lo stato di abbandono in cui si trovano i ragazzi, che invece di crescere culturalmente, occupano solo malamente il loro tempo. Con l’uso obbligatorio della LSB nelle scuole, tutti, sordi e non, dovranno impararla. E, come se non bastasse, per capire quante sono le persone sorde boliviane al momento, il Governo ha anche stabilito di fare presto un censimento specifico. Inoltre, in tempi rapidi nascerà un registro degli interpreti il LSB certificati, in grado di formare gli insegnanti delle scuole.
La domanda, come sempre, nasce spontanea: a quando l’Italia? Possibile che ciò per cui i sordi italiani lottano da anni sia ancora così una lontana chimera? “L’ENS – ricorda il suo Presidente Ida Collu – chiede da molto tempo il riconoscimento ufficiale della LIS, Lingua dei Segni Italiana, ma, nonostante i numerosi DDL bipartisan presentati, la situazione è ancora in alto mare. E, se guardiamo alla Tv, in particolare alla Rai, le conquiste fatte in questi anni dai sordi (sottotitoli ed interpreti LIS, con coperture al 60% della programmazione con qualità spesso molto scarsa) si devono soltanto agli sforzi e alle rivendicazioni delle associazioni come la nostra”.
